Dopo la mozzarella di bufala contaminata a Napoli arriva anche il latte cinese.
Leggo stamattina dalla Repubblica di ieri che “nel corso di un’operazione del Corpo Forestale, nel capoluogo campano sono stati sequestrati 10-15 quintali di latte alla melamina proveniente dalla Cina”.
Come oramai siamo abituati a pensare, si deve trattare della solita punta di un iceberg. Il fatto è concreto ma nessuno è in grado di dire o almeno stimare quanto è grave la situazione alimentare, non solo per la provenienza da paesi in cui i controlli sono meno approfonditi, ma anche per la possibile adulterazione del cibo che mangiamo a cura di qualche malintenzionato di casa nostra. Possiamo fidarci ancora di andare al supermercato e comprare la merce in offerta, al “più basso prezzo”, o dobbiamo sempre diffidare e difenderci dalle insidie che si annidano dietro l’angolo? La situazione non è solo imbarazzante, direi che è critica. La perdita di fiducia in quello che ci propongono di comprare e, di conseguenza, che mangiamo potrebbe portare la nostra già provata e debole economia sempre più in basso. Insomma, che possiamo fare? A parte farsi il proprio orticello di verdure fresche e controllare non è abbiamo molti strumenti. Va da se che è opportuno denunciare denunciare denunciare non appena ci si accorge che qualcosa non va in un prodotto alimentare che compriamo, ma la speranza è che la giustizia possa poi fare il suo corso: se non riusciamo a recuperare la certezza del diritto nel Belpaese, però, la situazione non potrà migliorare così facilmente.