Gli Archeologi credono di aver scoperto solamente una piccola frazione delle rovine dell’antico Egitto, e stanno facendo sempre più importanti scoperte anche grazie all’aiuto della tecnologia.
Tutti gli scienziati stanno diventando sempre più familiari con la tecnologia e diventano sempre più consapevoli del valore aggiunto che essa può apportare alla ricerca.
Le immagini dallo spazio, in particolare, sono oramai una realtà, ma solamente negli ultimi anni la risoluzione delle stesse è così migliorata da diventare utile anche per gli archeologi. Grazie ai satelliti, si è in grado di localizzare rovine, anche di ridotte dimensioni, situate in posti lontani o addirittura inaccessibili.
Sarah Parcak, un’archeologa che dirige il laborarorio per il riscaldamento globale all’Università di dell’Alabama a Birmingham, che ha lavorato per anni alla scoperta di numerosi siti egiziani, sostiene che solamente l’1% delle rovine si trova negli strati superficiali della terra.
Dalle viste satellitari, si può compiere un’analisi anche temporale di quanto avvenuto nei siti archeologici. Per esempio, si possono confrontare le distribuzioni degli insediamenti con quelle riportate negli scritti storici. O ancora vedere dove l’impero Romano ha costruito sopra gli edifici egizi, nonchè dove i cristiani copti hanno costruito sopra i Romani. Tali informazioni, infatti, consentono di comprendere il continuum di uso e riuso di territorio in maniera di comprendere anche i flussi delle popolazioni.
Il satellite, inoltre, aiuta a vedere attraverso la vegetazione e trovare rovine che sarebbero state per sempre invisibili anche al più attento osservatore.
Ma le ultime scoperte sono i radar che penetrano la superficie terrestre e riportano informazioni sul sottosuolo. Uno scienziato esperto può decifrare facilmente queste informazioni per capire se sotto vi siano o meno costruzioni.
Il più avanzato di questi satelliti si chiama QuickBird. E’ in orbita dal 2001 e fornisce immagini ad alta risoluzione con un raggio di circa 11 miglia e un totale di 29 milioni di miglia quadrate in un anno.